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In che cosa consiste lo "Scandalo di Telekom Serbia"?
(Lettera aperta a "Liberazione"
dalla Sezione Italiana del Comitato Internazionale per la Difesa di Slobodan
Milosevic)
Fiumi d'inchiostro ed ingorghi di parole sono stati e vengono tuttora dedicati
alla vicenda dell'acquisto di una quota di minoranza di Telekom Serbia da parte
dell'Italia nel 1997.
Particolarmente interessante a riguardo e' l'editoriale di Giovanni Russo
Spena, apparso su "Liberazione" del 28 settembre 2003. Assodato che
lo "scandalo", o meglio il polverone, scatenato soprattutto nelle
ultime settimane attorno alla vicenda serve essenzialmente a fini di
strumentalizzazione politica interna (Russo Spena parla addirittura di
"verminai di Stato"), bisogna tuttavia rilevare che e' impossibile
capire, nel merito, su che cosa si stia effettivamente polemizzando. Lo
"scandalo Telekom Serbia" riguarda uno dei tanti episodi di
corruzione italiana? Oppure si ritiene che tangenti in lire italiane siano state
incassate dall'entourage di Milosevic? Forse si contesta il fallimento di
quella operazione, dal punto di vista economico? O fa scandalo piuttosto il
fatto, in se e per se, che si sia voluta realizzare una operazione finanziaria
con la Jugoslavia di Milosevic (ritenuto un dittatore sanguinario, vedi una
recentissima copertina di "Panorama")?
Andiamo ad esaminare queste ipotesi, una per una.
A tutt'oggi, la magistratura non ha accertato che siano state pagate tangenti
di alcun tipo ad alcuno dei protagonisti italiani, politico o manager o
mediatore che fosse. Viceversa, sono fioccate a raffica denunce per calunnia e
diffamazione contro i cosiddetti "supertestimoni". Idem sul versante
jugoslavo e serbo, dove la locale magistratura pare abbia avviato una inchiesta
su quei fatti solo qualche giorno fa, e solo in seguito alle forti pressioni
del governo italiano: nessun elemento concreto infatti sussiste a carico di
Milosevic, della sua famiglia o del suo piu' stretto entourage, nonostante
numerosissime siano ormai le inchieste a loro carico, per reati di tutti i
tipi, intentate nell'ambito della campagna denigratoria condotta dal regime
(iperliberista ma profondamente illiberale) oggi al potere. Gli interrogatori
per "Telekom Serbia" condotti a Belgrado a fine settembre su
richiesta dei magistrati italiani non hanno dato alcun esito, dal punto di
vista dell'accertamento di un qualsivoglia reato.
Piu' verosimili appaiono allora le altre due ipotesi: ovvero che la polemica sia rispetto all'opportunita' di
quella operazione dal punto di vista finanziario-imprenditoriale, oppure dal
punto di vista strettamente politico, cioe' di politica internazionale. Russo
Spena, legittimamente, non entra nel merito dei risvolti imprenditoriali,
ovvero del successo o meno dell'investimento; ci si attende pero' da lui, come
anche da "Liberazione" ovvero dal PRC, una analisi politica di
merito. Che cosa si evince, in questo senso, dall'articolo di Russo Spena?
Secondo Russo Spena, "all'epoca dei fatti, la comunita' internazionale (e
il governo USA in primo luogo) aveva investito su Milosevic come l'uomo della
pacificazione nei Balcani, delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni dell'economia jugoslava, di cui molti
paesi occidentali usufruirono."
Dunque, secondo Russo Spena, gli USA volevano la pace nei Balcani, e per questo
si appoggiavano a Milosevic. In realta', ne' l'una ne' l'altra idea
corrispondono al vero: piuttosto, puo' darsi che, dopo gli accordi di Dayton,
ci fosse una linea diplomatica europea di questo tipo, della quale certamente
anche Dini e' stato un rappresentante. Gli USA, viceversa, preparavano
ulteriore destabilizzazione dell'area, oltre ad un cambiamento di classe
dirigente in Serbia: lo dimostrano i fatti, sui quali non abbiamo nemmeno
bisogno di argomentare.
Economicamente, gli USA non investirono neanche un fico secco nella Jugoslavia
di Milosevic: Russo Spena dimostri il contrario, se puo'. Furono solo
pochissimi paesi europei ad interessarsi alle prime privatizzazioni jugoslave:
Italia, Grecia, Francia.
Prosegue Russo Spena: "Successivamente, dopo due anni (...) si realizzo'
il tragico paradosso del governo D'Alema che bombardo', a Belgrado, manufatti e
strutture di telecomunicazioni a partecipazione azionaria italiana."
Giusto, ma come spiegare questa contraddizione? Anzi: se addirittura gli USA
avessero davvero investito su Milosevic, approfittando della liberalizzazione
dell'economia jugoslava eccetera - come ipotizza Russo Spena - la
contraddizione rappresentata da quei bombardamenti sarebbe ancora piu' stridente,
ed inspiegabile.
"Nutro qualche fondato sospetto che i dossier, in gran parte falsi, sui
quali lavorano le destre in commissione, giungano da Oltreatlantico, dagli
ambienti neoconservatori intorno a Bush, ansiosi di riscrivere, nell'ottica
della guerra preventiva, la storia dei rapporti balcanici fra paesi
europei e la Jugoslavia (presunta
comunista) di Milosevic."
E' certo assai probabile che i dossier abbiano questa provenienza. Dini sin
dall'inizio ha parlato esplicitamente, addirittura in Senato, di "manovali
della CIA" (vedi "Il Manifesto",1/3/2001). Tuttavia, i
neoconservatori USA non hanno bisogno di ri-scrivere proprio niente: la
politica USA verso i Balcani negli ultimi 10 anni non e' mai veramente
cambiata: essa e' stata sempre coerentemente ostile alla Jugoslavia. Si legga
ad esempio (su "Panorama" del 4/9/2003) l'intervista a Robert
Gelbard, inviato di Clinton nei Balcani all'epoca dell'acquisto della società
serba da parte della Telecom Italia: "Eravamo contrari all'operazione ed è
falso che l'America incoraggiasse investimenti a favore di Milosevic".
Come puo' Russo Spena asserire il contrario?
Il vero "scandalo di Telekom Serbia" per noi e' allora proprio
questo: e cioe' che si continui ad insistere, a sinistra come a destra, con l'uso
ossessivo dei soliti luoghi comuni sulla Jugoslavia di Milosevic, nonostante
tutto quello che e' successo nel frattempo. Vale a dire a piu' di 12 anni dalla
scelta occidentale di approvare le secessioni; a piu' di 4 anni dai
bombardamenti su Belgrado; a piu' di due anni dalla cattura di Milosevic da
parte dell'illegale e politico "tribunale" dell'Aia. E mentre resta
ancora drammaticamente aperta la crisi balcanica in tutti i suoi aspetti - a
partire dalla situazione ignobile del Kosovo, trasformato oggi in campo di
concentramento e di sterminio, sorvegliato da aguzzini NATO, per tutte le
minoranze non albanesi come anche per gli albanesi-kosovari democratici.
In realta' quella che emerge dallo scritto di Russo Spena e' una
interpretazione maliziosa, contraddittoria, ma per un verso corretta delle
politiche di Milosevic: politiche da leader socialista moderato, mirate ad
addivenire ad accordi con l'Occidente ed a sostenere l'economia nazionale
nell'epoca della guerra e delle sanzioni, conservando pero' allo Stato quote di
controllo ("golden share") in tutti i settori strategici. Il
centrosinistra al governo nell'Italia di quegli anni faceva le stesse identiche
cose: e cioe' le privatizzazioni con il "golden share". Ed il partito
di Russo Spena, allora, appoggiava quelle politiche.
L'operazione "Telekom Serbia" fu dunque una legittima operazione tra
due Stati che perseguivano ciascuno il proprio interesse nazionale. Al di la'
di possibili malversazioni - mai da escludere conoscendo il nostro paese, ma
ancora indimostrate - ed al di la' degli aspetti relativi al successo o meno
dell'investimento in quanto tale, il vero "fallimento" della
operazione e' consistito nel suo essere indigesta ed inaccettabile al padrone
statunitense, che non voleva ne' la pace ne' tantomeno la normalizzazione dei
rapporti tra Jugoslavia e resto del mondo.
Certo, proprio la Serbia - ma quella di oggi e non quella di Milosevic! - si
configura ormai come caso esemplare di privatizzazione selvaggia, di svendita
agli stranieri, con tutto quanto di tragico questo comporta dal punto di vista
sociale ed umano. Di questo, e di centomila scandali reali inerenti alla
selvaggia ricolonizzazione economica dei Balcani, Russo Spena dovrebbe anche
occuparsi.
5 ottobre 2003
ICDSM - Sezione Italiana
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