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da rebelion.org
http://www.rebelion.org/noticia.php?id=30874

Appello di Marcos ai lavoratori: “Prendete la proprietà dei mezzi di produzione”
 
Hermann Bellinghausen y Carolina Gómez
2 maggio 2006
La Jornada
 
Alla vigilia del primo maggio il subcomandante Marcos si è rivolto ai lavoratori, ha lanciato loro un appello perché non si limito alla lotta salariale e per la democrazia sindacale, li ha invece invitati ad unirsi all’Altra Campagna e a
“..lottare per distruggere i capitalisti, prendere la proprietà dei mezzi di produzione”.
Secondo Marcos, solo la determinazione dei lavoratori verso la presa del potere dei mezzi di produzione può rendere possibile un “altro primo maggio” con un “altro movimento operaio”; un movimento “che esca dalla vergogna”. La volontà in quella direzione determinerà il carattere di classe, degli sfruttati contro gli sfruttatori, perché “..abbiamo già visto abbastanza dolore e sofferenza, abbiamo già toccato tanti cuori ribelli disposti a sollevarsi contro l’oppressione e il sistema capitalista.”

Il delegato Zero [Marcos N.d.T.], partecipando al Primo Incontro Nazionale Operaio dell’Altra Campagna”, svoltosi nei locali del Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Uniroyal, dopo aver espresso il suo cordoglio per i minatori massacrati (a Lazaro Cardenas, Michoacan) ed aver chiarito che non condivide l’operato di lider come Francisco Hernandez Juarez - uno dei sostenitori del Fronte Nazionale per l’Unità e l’Autonomia Sindacale - ha spiegato che l’origine di tutti i mali della classe operaia dipendono dal capitalismo. Da lì l’importanza che i lavoratori prendano la decisione di combattere questo modello economico. Marcos è stato accompagnato nella manifestazione dalle vedove di alcuni minatori scomparsi a Pasta del Conchos, Coahuila.

"Il capitalismo, pensiamo noi zapatisti, nasce, cresce e si riproduce nella e per l’ingiustizia. I ricchi e potenti sono tali perché tolgono ad altri la ricchezza, perché sfruttano i lavoratori nelle città, nelle campagne, sulle montagne, nei fiumi, sotto terra, e anche per mare. Fanno le merci solo perché le si comprino e si vendano. Allora noi, noi zapatisti, vediamo che il responsabile delle nostre pene e disgrazie è il sistema capitalista. Significa che il capitalismo è il nemico e che non possiamo vivere con dignità e in pace fino a che non sia distrutto, il sistema e tutto quello che lo sostiene.”

Questo incontro ha dimostrato l’ampiezza raggiunta dal movimento dei lavoratori nel paese del neoliberalismo di Vicente Fox; nel corso di esso sono state citate le proteste dei migranti senza documenti negli Stati Uniti, come riflesso diretto dello smantellamento sociale ed economico patito da operai, contadini e indigeni in Messico. Anche la ribellione giovanile e operaia in Francia è stata ricordata, valutandola come parte di un nuovo ciclo di proteste e do lotte di salariati nell’attuale mondo capitalista.

Un aspetto dell’impatto capitalista è la caduta del potere d’acquisto dei salari, al riguardo Marcos ha spiegato quello che succede nel Distretto Federale: ”La lotta contro il mercato e per il salario giusto è fondamentale ma non basta. Secondo i dati del Centro Statistico Interdisciplinare della UNAM, nel paniere medio calcolato per una famiglia che vive a Città del Messico di cinque persone   servono dei beni di servizio: alimenti, trasporto, affitto, luce e gas, senza contare sanità, scuola, scarpe, abiti, cultura. Per ottenere tutto ciò un operaio dovrebbe lavorare 47 ore e 47 minuti al giorno, questo nel gennaio del 2006. Ma il paniere operaio è passato da 6 centavos del 1987 a 288 nel gennaio 2006. Ciò che nel 1987 si poteva comprare di questo paniere base col salario minimo era il 94 %, ora solo il 16%. Ora servono più di cinque salari minimi per conseguire il necessario per vivere decentemente. E questo supponendo che non si paghi l’affitto, che nessuno si ammali, che non sia necessario comprare abiti o scarpe, e che l’operaio non abbia bisogno di divertirsi o di acquisire cultura.”

Il delegato Zero ha fatto vedere che gli effetti del capitalismo sulla disoccupazione in Messico sono stati enormi: “I lavoratori senza lavoro, senza assistenza sanitaria né pensione, sono passati da 5.5 milioni nel 98’ a più di 26 milioni nel 2004. Allo stesso tempo è aumentato il livello di sfruttamento nel paese. Se nel 76’ il tempo di lavoro che l’operaio usava per pagare il suo salario era di tre ore, adesso solo 13 minuti pagano il suo salario, il resto della giornata di lavoro è per lo Stato e il padrone.”

Di fronte ad una folla di lavoratori che gridavano: “Viva la classe operaia mondiale, viva l’altra campagna!”, Marcos ha pure citato il rapporto mercato-salario, che nasconde lo sfruttamento dei lavoratori. Ha spiegato che la base fondamentale del sistema capitalista sta in chi è proprietario dei mezzi di produzione, ed ha assicurato che non si è anticapitalisti se non si prende in considerazione questo rapporto di proprietà.

Gli zapatisti ritengono che i lavoratori delle campagne e delle città non devono combattere solo per “migliori salari, per la libertà e la democrazia sindacale”. L’altro movimento operaio “deve lottare per abbattere i capitalisti, la proprietà privata dei mezzi di produzione.”

La risposta della folla è stata “Lotta dura! Lotta dura! Lotta dura!”

Marcos: “Dobbiamo chiederci se vogliamo migliori condizioni salariali, democrazia sindacale, sicurezza, o se vogliamo prenderci quello che ci appartiene. Se siamo noi gli spogliati e loro quelli che possiedono. Usiamo questa forza perché la proprietà cambi di lato, che sia di lavoratori e lavoratrici.”

All’incontro hanno partecipato più di mille persone, la maggioranza dei movimenti sindacali indipendenti, come il sindacato dei telefonici guidato da Hernández Juárez, del sindacato dei lavoratori di General Tire, di Tornel, lo IMSS, l’UNAM e le rappresentanze degli organismi che sono riusciti a farsi riconoscere con la lotta, come il Sindacato Nazionale Rivoluzionario dei Lavoratori della Compagnia Euzkadi. Le denunce più ricorrenti sono state quelle contro i leader venduti, i bassi salari, la repressione, le condizioni insalubri e persino criminali di lavoro.

Sono arrivati da almeno 18 località del paese a denunciare le forme di sfruttamento cui sono stati vittime. Javier Cortés, della fabbrica El Murmullo, che lavora per Bonafont e produce bevande gassose, ha denunciato che il salario di 83 pesos al giorno non basta per due pasti al giorno mentre i padroni guadagnano due pesos alla bottiglia, il significa 256 mila pesos in un turno.

Reyes Edelmira, segretaria generale del Sindicato Indipendente della JAT, fabbrica di Durango, ha parlato della lotta dei lavoratori per il riconoscimento delle loro deplorevoli condizioni di lavoro, lotta che si è risolta con una vittoria solo grazie all’intervento giudiziario.
Ismael Cerón, licenziato della fabbrica Tornel, ha spiegato le peripezie della sua lotta per essere riassunto e di come la CTM si sia schierata a fianco del padrone. Pablo Torres ha spiegato che la fabbrica Legar, de San Luis Potosí ha costretto 50 lavoratori a scendere in sciopero, ormai arrivato a 300 giorni di lotta senza salario, e di come la CTM invece di aiutarli, li danneggi.

Sono seguite molte altre denunce di gravi lesioni dei diritti dei lavoratori e di come questi si stiano organizzando per lottare contro i padroni, e spesso anche contro i corrotti dirigenti sindacali delle organizzazioni maggiori.

I lavoratori aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e i loro simpatizzanti si sono autoconvocati per dar vita ad un “altro primo maggio”. L’appuntamento è alle 12 del giorno seguente di fronte all’ambasciata statunitense per fare un meeting di protesta.
 
Traduzione dallo spagnolo di FR