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Marcos: lo EZLN continua ad essere “in guerra”
AFP/Servindi
06/01/2009
Il subcomandante Marcos, leader dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha dichiarato in un convegno indigeno nell’area sud orientale del Messico, che a 15 ani dalla loro ribellione continuano ad essere in armi e si ritengono “in guerra”, nonostante non vi siano più stati combattimenti dal 1994.
“Ci hanno conosciuti in guerra, in guerra siamo rimasti in questi 15 anni ed in guerra continueremo ad essere”, ha dichiarato Marcos venerdì scorso durante il “Primo Festival Mondiale della Rabbia Degna” organizzato per commemorare questo 15mo anniversario e cercare di unire le lotte indigene contro il capitalismo. I comandanti zapatisti sono giunti a San Cristóbal de las Casas insieme al subcomandante Marcos per celebrare l’anniversario.
Marcos ha detto: “E’ stato con un esercito, con i combattimenti contro le forze federali, con la resistenza armata che ci siamo fatti conoscere nel mondo, e i nostri compagni e compagne caduti, morti e scomparsi, lo sono stati in una guerra che non è cominciata 15 anni fa, ma 500 anni fa”.
L’EZLN si ribellato in armi il primo gennaio del 1994 nel Chiapas, il giorno in cui entrò in vigore il Trattato di Libero Commercio (TLC) per l’America del Nord (TCLCAN).
Da quel 1994, un conflitto militare durato 12 giorni, tra zapatisti ed esercito messicano non si verificano scontri armati. Nel frattempo, i negoziati di pace sono in stallo dal 2001, quando l’EZLN ha sospeso il dialogo e il governo ha fatto lo stesso, pur senza dichiararlo ufficialmente ed ha tollerato l’attività politica zapatista in una trentina di comunità nell’area di Los Altos del Chiapas.
Carlos Montemayor, scrittore messicano esperto di movimenti guerriglieri del Messico, assicura che la pressione militare contro le basi zapatiste è aumentata, tanto da parte dei militari quanto da parte dei paramilitari finanziati dai possidenti della zona.
L’Università della Terra, un centro indigeno interculturale di educazione informale, è la sede del Festival. Durerà fino a domenica prossima, dando vita ad uno spazio in cui organizzazioni messicane e straniere scambiano le loro esperienze.
Hugo Blanco, leader contadino peruviano, ha dichiarato che in Perù “si sta sviluppando un grosso movimento indigeno contro il neoliberlismo che sta portando via le terre ai contadini”, e che Túpac Amaru e Sendero Luminoso non sono gli unici movimenti ribelli. Blanco ha pure dichiarato che in Perù gli indigeni contadini stanno organizzando delle consultazioni popolari per cacciare le multinazionali minerarie che distruggono le aree coltivabili.
Il dirigente della sinistra francese ed ex candidato alla presidenza, Olivier Besancenot, prenderà la parola questo sabato, lo stesso faranno altre personalità, come l’italiano Pier Luigi Sullo, lo spagnolo Jaime Pastor e il messicano Sergio Rodríguez.
Al Primo Festival della Rabbia Degna partecipano circa 2.500 persone, di cui 1.115 sono messicani presenti con i rispettivi stand provvisti di materiale informativo e gadgets.
Accanto ai rappresentanti di queste varie forme di lotta indigena sono presenti anche 90 gruppi artistici di vari settori culturali (danza, teatro ecc.).